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mercoledì 23 febbraio 2011

Vodka con acqua tonica.

Nessuno mi chiese di te, eppure tutti sapevano che non c'eri più. Io invece pensavo solo alla vodka, a te ci pensai il giorno dopo.

martedì 7 dicembre 2010

Esteban?

Pensierosamente silenzioso, Esteban.
Smette di parlare, orecchie maldisposte in aridi cuori.
Le parole altrui su righe sbiadite, le sue, in un libro nero.
Senza mai rancori, senza odio nè perdono. Senza nulla da rimpiangere quando il nulla è un falso biglietto contrabbandato alla dogana per poi mai partire.
Silenzioso nel fare pulizia, c'era l'inverno e poi la primavera e poi quasi estate. E' bastato un gesto, affinchè tutto fosse cancellato. Per far riemergere ancora una volta l'egoismo di chi, condannato alla vita, vìola il ripettoso silenzio del mare.
Di Chiara non ha più notizie.
Eppure attorno a sè sembra tutto così meraviglioso.

sabato 6 novembre 2010

Irreversibilmente indietro

"ti guardo e non ti vedo
ti ascolto e non ti sento
non chiedermi di crederti
...non lo farò"
[G.L.F.]

mercoledì 3 novembre 2010

Una notte tranquilla

Dormire senza sognare, senza svegliarsi mentre il sole timido cerca di esistere ancora. Dimenticando cosa è successo, tralasciando cosa verrà. Scordandoti del tuo essere, dell'esistere nei giorni affannati.
Il nulla, il niente di una preghiera sconosciuta. Chiudere gli occhi e morire. E' finita, qualsiasi cosa possa avvenire tu non ci sei, sei in permesso straordinario questa notte, ti è concesso almeno una volta.
Il mondo, stanotte, non ha bisogno di me.

martedì 28 settembre 2010

Eppure non dorme, ancora.



Addio.

sabato 25 settembre 2010

Immagini sovrapposte.

Dove c'è il buio, un lampione (di luce fioca).
Lo spazio vuoto riempito da una piccola auto.
E poi la notte.

giovedì 29 luglio 2010

cose che dimentico

succede che basta una foto a farti ricordare che sono passati più di venti giorni.
In altri periodi avrei tenuto il conto, giorno per giorno, settimana in settimana e scrivendo sempre. Mettendo su carta le mie di-spersioni quotidiane.

Eppure stavolta sembra che me ne sia dimenticato davvero, cosa che venticinque giorni fa avrei reputato impossibile, vista la costante del sentirsi quatidiano, telefonate su telefonate, gmail su gmail, incontri notturni pur sempre clandestini, foto scattate e mai pubblicate perchè nessuno doveva sapere, perchè in pubblico si faceva finta di nulla, a stento salutarci per poi di notte amarci (?) in squallidi garage e lungo strade dimenticate persino dalla luna.
Quant'è lontano marte? Si riesce a vedere ad occhio nudo a volte, basta crederlo.

Ed io ci ho creduto, ci ho creduto più volte ed è bastata una foto per farmi ri-tornare tutto alla mente, tutto lo squallore delle menzogne alla luce del sole e dei ti amo sotto le stelle, per poi perdersi per gli infiniti sensi di colpa ritrovati negli abissi fangosi da lacrime melodrammatiche.

Tutto è ritornato alla mente e nemmeno volevo scriverlo questo post. Ma tanto sparirà presto e almeno avrò lasciato una traccia per ricordarmi di non fare più più compromessi con la meschinità, con le bugie, le stesse bugie che ora sono lontane da me e che ho ritrovato in quella foto.

p.s.
Una sola raccomndazione, fallo per me che già dovuto lavare l'animo diverse volte

martedì 27 luglio 2010

Il quinto brano

mercoledì 7 luglio 2010

Senza chiedere più niente

giovedì 10 giugno 2010

Inevitabilmente



manca l'ultima frase....
Tanto ci restan domani e dopodomani

sabato 26 dicembre 2009

Sugli spalti

(Il numero 7)

Rigore. L'arbitro ha decretato il calcio di rigore, sarà l'ultima occasione per passare in vantaggio, poi ci sarà solo la fine. E' la prima partita del numero 7 nella sua nuova squadra, e che partita. Ha giocato benissimo, padrone del campo e concentrato fino alla fine, voleva impressionare il suo nuovo pubblico e ci è riusciuto, e così ha fatto con il suo nuovo allenatore, che già lo aveva avuto in squadra in passato, a volte ritornano.

Posiziona la palla agli undici metri, il pubblico è in silenzio, questa vittoria serve più che mai. Uno sguardo al pallone, un altro al portiere. Si gira verso gli spalti così come ha sempre fatto ad ogni rigore, fin da bambino. Ha sempre cercato suo padre tra il pubblico, suo padre che mai ha assistito ad una sua partita. Anche oggi lo fa, lo cerca tra la gente entusiasta ed anche oggi suo padre rinuncia ad essere tale.
Ma invece del padre scopre la sagoma del suo vecchio allenatore, che dopo mesi si rifà vivo assistendo ad una sua partita, proprio ora che aveva ritrovato una squadra, proprio ora che aveva liberato la sua mente. Il numero sette non se ne capacita, è turbato oramai, incrocia lo sguardo del suo ex allenatore e sembra andargli dritto al cuore. Un tonfo e le gambe diventano molli, un tonfo al cuore e il respiro si ferma. Ma si deve battere il rigore, bisogna segnare, bisogna farsi amare dal nuovo (vecchio) allenatore.

Eccolo pronto alla battuta, il numero sette attende solo il fischio dell'arbitro... parte la rincorsa.. tiro... palo!!! Palo!!! La palla colpisce il palo e termina sul fondo con il portiere spiazzato. Che peccato. Potevano vincere la partita e invece si tratta di una occasione mancata (l'ennesima).

Sotto la doccia il numero sette è affranto, ha bisogno di un pensiero felice per scacciare l'immagine del suo ex allenatore su quegli spalti. Eppure era stato sostituito a dovere. Perchè era lì? Non se ne capacita e allora ripensa a lei, a quando tornò di sera distrutto da un allenamento, entrò in cucina ed accese la tv. Sullo schermo dal  rosso intenso, un titolo: "In the mood for love". Al telefono una voce, lo voce di lei che cantava. Zittì la tv e mentre guardava quelle immagini ascoltò la sua voce. Immagini e parole sembravano unirsi nella voglia di ri-cercarsi. Di vedersi per la prima volta.

lunedì 28 settembre 2009

notturno

- pronto
- ciao, dormivi?
- No, questa volta non dormivo. Ciao
- ti pensavo ed ho deciso di chiamarti
- ed hai fatto bene, ma sempre di notte tu?
- si. Ero in auto, tornavo da una serata ed ascoltavo il tuo cd
- ce l'hai ancora in auto quel cd?
- (sorride) al ritorno da un viaggio lungo lo ascolto sempre
- una cosa buona l'ho fatta, allora
- non solo quella
- stai bene?
- domani lavoro dalle tue parti. Brioches e cappuccino?
- mi spiace, ma io non sto più dalle mie parti
- e dove sei ora?
- non più qui, per te
- ......
- ......
- ok. allora io vado a letto
- si, è meglio. Dormi bene
- anche tu

(Maggio 2009, all'incirca)

domenica 27 settembre 2009

e non c'è niente da capire

ero in debito di mezz'ora, l'ho vissuta tutta e forse anche qualche minuto in più. Potevo fermarmi a ventinove e restare ciò che sono. Potevo ma non l'ho fatto, mi sarei perso qualcosa? Sono riuscito così a capire?
Sarò qui, così come lo sono sempre stato.
A tratti presente, a momenti di-sperso. Ma sempre me stesso.
Può piacere o meno, questo sono io.

(a te, che forse già dormi o che forse fai l'amore)

venerdì 25 settembre 2009

la signora dei piccioni

se fossi rimasto a casa stamattina non l'avrei vista, la signora dei piccioni. Se non avessi cambiato ufficio non l'avrei vista, stamattina, la signora dei piccioni.
Mi sono sempre chiesto chi è che tutti i giorni dava loro da mangiare, li vedevo lì raccolti ma mai ho visto la mano che li nutriva. Stamattina si.

E' bastato cambiare ufficio, è bastato decidere di uscire di casa, è bastato anticiparmi di dieci minuti per vedere un'altra realtà. Una distinta signora anziana nella sua elegante andatura. L'ho immaginata da giovane, chissà se ha mai pensato che un giorno si sarebbe trovata in una piazza vuota a far compagnia ai piccioni, a prendersi cura di loro. Ora è quello che non è stato tempo fa, non esiste più la ragazza di 20 anni, quella è andata per sempre. Come avrà vissuto? E' oggi lei la conseguenza di scelte del passato?

Ci penso, ci penso in questi giorni da quando mi hai chiesto se mi sono mai pentito di ciò che ho fatto, se in questo periodo ho immaginato a come sarebbe continuata la mia vita se avessi scelto di restare invece che di andare.
Ti ho risposto di no, che non ci avevo mai pensato.Sono un bugiardo lo so.

Cosa sarebbe stata la mia vita se avessi scelto di restare.
Quante cose mi sarei perso se avessi scelto di non andare.
(buongiorno a te, che ancora dormi)

[soundtrack: Bufalo Bill - F. De Gregori]

giovedì 17 settembre 2009

Appocundria 'e nisciuno

"pecchè passanno forte haje sconcecato 'o lietto"

lunedì 14 settembre 2009

metamorfosi

Metamorfosi per il ritorno alla normalità, gli occhi son bassi per far passare tutto inosservato. Gli entusiasmi ridiventano piatti in attesa di altri sobbalzi, di altre speciali occasioni prese in saldi. E' tutto occupato adesso, bisogna aspettare la buona stagione, ci sta sempre un buon usato da rottamare. E magari la vita che sfuggivi ti risulta accettabile, cambiando il tabaccaio, sedendoti su un'altra sedia, non facendo sempre lo stesso percorso vedi altro ed altro osserva te nello scorrere dei giorni che ti portano fin qui. Sei sicuro di ciò che sei? Attento a scegliere la giusta etichetta, pena l'esclusione dalla società. Puoi cambiare colore, taglia, sorriso. Ma a letto, quando anche il campanile dorme, non puoi mentire e ti riconosceranno prima o poi, poichè chi sei solo tu non lo sai. Solo tu lo sfuggi, ma a conti fatti vieni pesato ogni gioro ed ogni giorno vieni trovato mancante.

La sposa ha rimesso le scarpe, la zia Lucia le aveva conservate gelosamente aspettando il giorno per tirarle fuori. Cos'è stato? Perchè si ritorna sempre indietro? Cos'ha il "ritorno" di così eccitante da permetterci di rinnegare ciò che ci dava aria. Eppure in quei giorni mi sembrava contenta di aver rinnegato tutto, mentre la zia si disperava e il padre la scomunicava. Sei pazza le dicevano. "Ma io voglio essere pazza! Io sono pazza." Ora lo è ancora di più, ha preso le chiavi e chiuso la porta. Pacco celere, destinazione sconosciuta e senza biglietto di ringraziamento. Tanto le lacrime non sono mica le nostre? Le si prendono in prestito, si sta male solo per abbeverarsi di lacrime altrui, le nostre sono preziose, meglio un leasing.
Sarà bella nel suo abito bianco, lo so, così come lo era mentre da lontano si avvicinava a me. Aveva ancora il velo, lo conservo io. Ne dovrà comprare uno nuovo, così fingerà di volerlo davvero, di entusiasmarsi ancora fino a che l'altro busserà alla sua porta. Ci sarà sempre qualcuno a cui arriveranno le chiavi.

L'altro mondo possibile e l'ho visto, e stavolta gli occhi erano i miei.
C'era il silenzio diverso dal solito, il silenzio di chi sta zitto perchè solo così lo puoi ascoltare. Non è un pregiudicato, non è un latitante che si nasconde lasciando moglie e figli a casa ad aspettarlo. E' lui che aspetta, aspetta te per farti sentire i tuoi passi, i tuoi respiri, mentre i pensieri prendono forma e lo immagini prorpio lì il tuo mondo possibile e tu sei seduto nella tua creazione, paragonandoti a Dio con un sorriso che non è amaro ma incantevole come le colline che osservi. Sconfinate. Dove la terra ha un odore e la puoi toccare con le mani, mani nere ma pur sempre pulite, come l'animo che se ne va in lontananza.

Il Paradiso stavolta davvero mi può attendere, io fermo un pò qui.


lunedì 20 luglio 2009

Albeggiante di-spersione

Si possono percorrere anche centinaia di chilometri e alla fine della strada scoprire che il proprio mondo è sempre lì. Non si è mosso di un centimetro.
Non serve andar veloce, distrarsi cantando a squarciagola o bere in compagnia.

Chiudo velocemente la porta di casa, di corsa scendo le scale, salgo in auto e saluto le ragazze pieno di entusiasmo.
Viaggiamo parliamo cantiamo ridiamo si beve si sta bene. Lunga strada asfalto monti laghi campagna strada strerrata ci siamo persi ci siamo di-spersi ma non avevamo il tom tom? aiuto non preoccuparti che ci salveremo semmai qualcuno verrà a prenderci. Ma siamo ottimi viaggiatori festa gente campari birra e panino Ettore Giuradei la zingara ancora campari ancora birra e panino. In viaggio.

Una voce sconosciuta mi sveglia, "c'è il sole" mi dice. Apro gli occhi e il cielo prima nero comincia a colorarsi. Il nero che prende colore, ma com'è possibile? Esistono anche dei colori nel nero? Non ci credo ma attendo, che il tutto riprenda a vivere. Eppure la notte non è mica morta. Ancora una stella, attaccata alla luna resiste alla luce. La osservo e la trovo maledettamente familiare, mi ha seguito da casa, mentre correvo giù per le scale, si è infilata in auto prima che chiudessi la porta ed è giunta fin a qui!
Ne cerco il collegamento, ma ho troppi pensieri in testa, pensieri pieni di sabbia. Faccio star zitta la mente e ritorno ad osservare il sole che nasce dal mare. Non l'avevo mai visto e mi emoziono. Con la mano destra involontariamente ho scavato una buca, abbasso lo sguardo e immagino che ci entrerebbe una stella lì dentro. La luna è ancora lì, la stella è scomparsa, la buca è stata ricoperta.
Mentre scrivo cerco di ricordare il nome di quella stella, ma ne ha tanti di nomi e forse quelli che non ricordo sono già scomparsi.
Mi serve altro? Cerco di dimenticare per poter ancora ricordare, per viviere di un tempo passato che più non mi appartiene e per dirla tutta non so nemmeno di cosa sto parlando.

giovedì 16 luglio 2009

Appartenenza

[..] All'improvviso mi accorsi di essere immerso nel buio. Non c'era il minimo raggio di luce. Le porte dell'ascensore si richiusero dietro di me, e il buio si fece ancora più totale. Non riuscivo a vedere neanche le mie mani. Non si sentiva più nessuna musica di sottofondo. Nè "L'amore è blu", nè "Scandalo al sole". L'aria era fredda e sapeva di muffa.
Restai immobile, paralizzato, in quel buio assoluto.[..]

[..] - Finora tu hai perso molte cose. Molte cose preziose. Il problema non è non sapere di chi è la colpa. Il problema è che tu attaccavi sempre qualcosa di te a tutte le cose che perdevi.
Non avresti dovuto.
Avresti dovuto tenere qualcosa da parte per te, invece di lasciarla andar via con tutto il resto. Così ti sei consumato a poco a poco.
Perchè? Perchè l'hai fatto?[..]

Murakami haruki. [Dance Dance, Dance] - Einaudi


lunedì 22 giugno 2009

capossela, la birra moretti e un cuore (ingrato)



In auto ascoltavo Pavarotti che cantava di un cuore ingrato. Così mi è venuto in mente Capossela quando a Napoli cantò questo struggente brano.
Solitamente a Napoli i sentimenti assumono una parvenza di tragicità. E' tutto tragico nei vicoli di questa città. Ogni emozione, ogni sentimento si carica di una enfasi indescrivibile.
Un cuore, prima amato diventa poi ingrato, diventa un cuore che fa soffrire, che dice amare parole che tomentano.

Pensavo, pensavo al perchè di questo brano. Cercavo di immaginarmi un cuore ingrato, un cuore che non si cura più del dolore che ha provocato e a dire il vero non sono riuscito a trovarlo.
Sono ri-tornato buono?
No! E' che sono felice, e chi è felice non ricorda più i malpensieri, poichè la felicità è sempre più grande del più immenso dei dolori, soprattutto quando questa felicità si chiama amore.

E' stata una settimana vissuta intensamente, tenendo una mano stretta alla mia, incontrando, anche in piena notte, occhi che mi guardavano pieni di amore.
Tornerà ancora, lo so. Ne sono convinto e vivo anche il tempo del distacco. Di un aereo che è volato lontano, di un aereo che ha portato ad un'ora da qui la bocca che stasera vorrei baciare.

Stanotte, dormi bene.

martedì 7 aprile 2009

tu che (mi) aspetti

lasciar cadere a terra un fazzoletto, bianco merlettato.
Pulito, candido, nuovo.
Salirci su con i piedi e farsi scorrere il mondo addosso. Ai lati la gente che passa, ignara di te che osservi anche se a testa bassa. Riesci a sentire i suoni della primavera che incalza, della gente che distratta ti passa accanto. Possibile che nessuno si curi di te?
Eppure il tuo odore lo sento da qui, lontano nello spazio. E quegli occhi, chiari, sono ancora davanti a me mentre scrivo pensando(ti). Se solo alzassi lo sguardo qualcuno ti guarderebbe negli occhi? E saranno così come li vedo io?
Non restare in attesa, disperditi pure, ma non allontanarti troppo, sarò lì su quel fazzoletto ad aspettarti, a mia volta.