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venerdì 31 maggio 2013

Ripensandoci


Il maschio è convinto che una sua preda passata resti tale per sempre. Lo si capisce da come la guarda, dagli atteggiamenti da padrone che ha nei suoi confronti. Da come le rivolge la parola e dalle pretese che ha. Se in mano avesse un cartello ci sarebbe scritto: “sei stata cosa mia”, a caratteri cubitali. 

L’ex preda invece si rivolge a lui nell’adulazione del proprio carnefice, di colui che è stato per un determinato tempo tra le sue cosce, accudito come una mamma fa con il proprio figlio. Dopo cinque anni le tremano ancora le labbra alla sua vista, le sua parole penetrano direttamente nel basso ventre nel ricordo di giorni andati, di baci perduti. La vedi sempre disponibile come per non tagliare quel cordone di pensieri che lo legano ancora a lui. Accorgersene è semplice. Solo i rispettivi partner fanno finta di non vedere.

Pensieri sparsi durante la visione de Il grande Gatsby

giovedì 11 aprile 2013

Chievo - Napoli 2 a 1

Ricordi di un funerale al mare.

lunedì 1 aprile 2013

Io, tu e la vodka.

Da oggi sono un po' più triste [cit.]
Già mi manchi, Califfo.

mercoledì 19 dicembre 2012

All'improvviso una mail.

Mi sveglio così all'improvviso e ci sei tu.
Nel tempo resta sempre un qualcosa, nel tempo è rimasto molto di te. Di te che non più eludi i miei pensieri abitandoli insistentemente seppur nella incompletezza dell'univocità.

È un'immagine orfana dei tuoi occhi che non guardavano più me, sorridente nel mentre andavi via consapevole che i nostri occhi sarebbero rimasti estranei , che di tanto in tanto si cercano per strada.

P.S.
Mentre scrivevo questo brano si faceva insistente il pensiero di te, e quindi te lo scrivo qui, come quando un tempo ci scambiavano le canzoni. Fa' finta che sia un testo di una canzone. Oppure fa' finta che non esista. Tanto resti bella lo stesso, tu.

venerdì 18 marzo 2011

Vorrei portarti con me.

Resisteresti poco, al freddo senza l’afa estiva ma sarebbe un ‘esperienza diversa, no? Poi ti riporterei indietro, come è giusto che sia. Ma per un po’ ti porterei con me.

Ti racconterei le cose che non avrò il tempo di finire di dirti. Solo per quello, per trovare il modo che duri di più. Ti farei guardare il mare freddo, così apprezzeresti il tuo. Ti farei una foto e la lascerei nel cassetto per le volte che avrò voglia di guardarti con i capelli scompigliati e il sorriso accennato.

Mangeremo e dormiremo poco perché non ci sarebbe il tempo; tutto quello che vorresti cercherei di dartelo. Ti farei esprimere un desiderio e lo esaudirei. Solo uno, perché tre non sarei capace.

Ti farei almeno un paio di domande scomode, perché così ti fideresti di me; perché così, se ti telefonassi almeno una volta, sussulteresti un pochino e quando deciderai di andare via, ci sarà almeno una volta in cui vorrai tornare.

Vorrei che ti fossi innammorata di me, per chiedermi di restare. Ma forse tu impieghi tanto per innammorarti e allora è per questo che vorrei portarti con me: per farti innammorare.

[Italo Calvino]

venerdì 4 febbraio 2011

DON CHISCIOTTE

DON CHISCIOTTE

Il cavaliere dell'eterna gioventù
segui, verso la cinquantina,
la legge che batteva nel suo cuore.
Partì un bel mattino di luglio
per conquistare, il bello, il vero, il giusto.
Davanti a lui c'era il mondo
con i suoi giganti assurdi e abbietti
sotto di lui Ronzinante
triste ed eroico.

Lo so quando si è presi da questa passione
e il cuore ha un peso rispettabile
non c'è niente da fare, Don Chisciotte,
niente da fare
è necessario battersi
contro i mulini a vento.

Hai ragione tu, Dulcinea
é la donna più bella del mondo
certo
bisognava gridarlo in faccia
ai bottegai
certo
dovevano buttartisi addosso
e coprirti di botte
ma tu sei il cavaliere invincibile degli assetati
tu continuerai a vivere come una fiamma
nel tuo pesante guscio di ferro
e Dulcinea
sarà ogni giorno più bella.

[Nazim Hikmet]

mercoledì 22 dicembre 2010

Respiri

- sai, è da un pò che non scrivo più.
- conoscendoti potrei presumere che stai bene..
- in effetti si, è senza malpensieri questo Natale
- allora buon Natale cangiante
- buon Natale, Furlan.

sabato 6 novembre 2010

Irreversibilmente indietro

"ti guardo e non ti vedo
ti ascolto e non ti sento
non chiedermi di crederti
...non lo farò"
[G.L.F.]

mercoledì 27 ottobre 2010

Salmo Di Asaf.

Dio presiede l'assemblea divina,
giudica in mezzo agli dei:

"Fino a quando emetterete sentenze ingiuste
e sosterrete la parte dei malvagi?

Difendete il debole e l'orfano,
al povero e al misero fate giustizia!

Salvate il debole e l'indigente,
liberatelo dalla mano dei malvagi!".

Non capiscono, non vogliono intendere,
camminano nelle tenebre;
vacillano tutte le fondamenta della terra.

Io ho detto: "Voi siete dei,
siete tutti figli dell'Altissimo,
ma certo morirete come ogni uomo,
cadrete come tutti i potenti".

Alzati, o Dio, a giudicare la terra,
perché a te appartengono tutte le genti

sabato 18 settembre 2010

Riprendere

Riprendo ciò che avevo allontanato con disgusto. Ripulito dalla fuliggine gli darò motivo di esistere ancora.
Nero con tanto spazio bianco da riempire. Il silenzio è terminato.

mercoledì 15 settembre 2010

The butterfly effect

Eppure non mi ritengo così importante.
E allora perchè perseguire l'intento dell'analisi retrospettiva di vite altrui mescolate ad attimi, oramai trascorsi, di illusioni recondite solamente sfiorate?
Ho ascoltato evasioni in istanti congelati dal troppo divenire, di persone che si sono avvicinate per poi allontanarsi, lasciandomi parole nelle quali non credere, nelle quali mai ho creduto.
Non erano parole per me e lo sapevo.
E le mie di parole non sono per nessuno. Inutile cercare in esse la causa del proprio malessere.

Telegraficamente, io.

venerdì 6 agosto 2010

L'onestà, innanzitutto.
In questa mia fulgida carriera avrò scritto qualcosa come duecentoventi, duecentotrenta canzoni. Che dire?
Almeno cento di queste sono ispirate a lei, a Beatrice.
Ma lei non lo sa. Perchè il suo nome non compare in nessuno dei miei brani. Questo è il mio segreto. Questo nascondiglio che si annida dentro di me come una piaga.
Come un'infezione amara.

Ecco, adesso ve l'ho detto. E non è stato facile. Innanzitutto la disgraziata onestà dei propri sentimenti, tenera lezioncina per tutti quelli che hanno studiato assai e che si vantano di saper fare funzionare il cervello.
Insomma, torri di sofferenza si sono fermate nella mia anima e non se ne sono più andate. E non se ne vogliono andare. Tutto da quando Beatrice mi ha lasciato. E non vi parlo di ieri, ma di un certo tempo fa. Non faccio il gradasso quando dico che tengo una sofferenza io che se ne potrebbero cadere i palazzi. Per questo quando canto, urlo.
Urlo migliaia di parole che poi ne significano una sola: Beatrice. La mia morte e la mia fortuna. Sì. Perché se è vero che quando salgo su quel cazzo di palco tutti devono ammacchiarsi come timidi ladri dietro la spalla del proprio compagno per non far vedere che piangono, allora è anche vero che tutto questo accade perché quando io canto penso a lei e soffro e loro, gli spettatori, per dio, lo sanno troppo tale e quale che io sto soffrendo. Insomma non mento. Non dico cazzate. Piango canzoni e chiedo la paura. In fondo chiedo la paura. La paura di non potere amare più chi ho amato veramente. Le cose vanno esattamente così. Mi ubriaco su quel palco e vi scardino i sentimenti, ve li scoordino, ve li faccio saltare in aria con la precisione del timer agganciato alla bomba, vi mando al manicomio e sento che tengo il potere, il potere di manovrare tutti i vostri cuoricini meno uno, il mio, che chiede quella donna che però mi ha lasciato e che di me non ne vuole più sapere.

Ma perché? Io sono un uomo caldo.
Ma più o meno la storiella recita sempre così, uno lascia, e tutti si danno i cazzotti sul cuore, come i gorilla, e tu vieni meno, ti manca l'aria e il terreno sotto i piedi, ecco, sei stato lasciato, questa piccola morte. Poi il tempo scopre le sue carte e tutti dimenticano.
Io no. Cazzarola io non riesco a dimenticare! Ma perché? E mi porto a tracolla il ricordo di quella donna come se fosse il primo giorno, con tutti gli affetti, i risentimenti, la malinconia, la rabbia, il sesso, l'amicizia, il dolore, la gioia e la sofferenza. Da anni!
Meglio che smetto prima che Cocciante mi sente e ci fa un'altra canzone.
Ma poi ricomincio a pensare, sto in piedi ma è come se mi buttassi a terra, mi tormento, mi infradicio, mi addoloro, sprono me stesso con cocaina, vino, birra, superalcolici, cocktail, aperitivi, sigarette, grassi animali e vegetali, ma il dolore maledetto sempre si riacutizza e mi spinge a fare il porta bandiera di questa via crucis amorosa e mi chiedo dove sarà adesso. Da troppo tempo non lo so più.
Questo monumento di seduzione, una bambola femmina e madonna. Ma che ne sapete voi, mi devasta l'anima e vicino a lei mi sento come Sbirulino. Impacciato e silenzioso come qualsiasi stronzo.

Tony Pagoda [Hanno tutti ragione - Paolo Sorrentino]

martedì 27 luglio 2010

Il quinto brano

martedì 20 luglio 2010

Quando allontani fai spazio ad altro

In questo periodo sto abbandonando un pò di me, un pò del mio passato nelle strade della mia città, ma non riesco a tenere spazi vuoti, si riempiono facilmente.
E stavolta è un bel regalo, davvero gradito.

mercoledì 14 luglio 2010

Bookcrossing









Ho cominciato a lasciare un pò di me in giro per la città. E' bello pensare che qualcuno, uno sconosciuto, possa usufruire in qualche modo di cose mie.
Ne seguiranno altre, di cose mie condivise.

(grazie)

edit: Il vecchio e il mare - Confesso che ho vissuto.

mercoledì 7 luglio 2010

Senza chiedere più niente

domenica 13 giugno 2010

Stasera

good luck di-sperso.

giovedì 10 giugno 2010

Inevitabilmente



manca l'ultima frase....
Tanto ci restan domani e dopodomani

martedì 25 maggio 2010

Deception

“La Guerra è il Tao dell’inganno.
Perciò se siete abili, di fronte al nemico fingete incapacità. Se siete costretti a impegnare le vostre forze, fingete inattività. Se il vostro obiettivo è vicino, fate credere che si trovi lontano; quando è distante, create l’illusione che si trovi nei paraggi» [...].
Malgrado ciò, tuttavia, l’inganno non deve essere praticato come un’arte fine a se stessa [...].
Piuttosto, false misure, finte, temporeggiamenti, spiegamenti di truppe, lo stratagemma di celare le tracce con gli arbusti, confusioni simulate e altre simili astuzie sono concepiti con l’unico scopo di ingannare il nemico per confonderlo o costringerlo a rispondere nel modo previsto e per acquisire quindi per il proprio esercito un’opportunità da sfruttare”.

Sun-Tzu

mercoledì 19 maggio 2010

Nel blu.


















a matita, disegnato.